Regione del Veneto

Raccogli e riutilizza l'acqua piovana

 
manifesto raccogli acqua piovanaL'Amministrazione pievigina aderisce alla campagna di pubblicità progresso "Raccogli e riutilizza l'acqua piovana" promossa dal Centro Internazionale per la Civiltà dell'Acqua con il patrocinio della Provincia di Treviso.
Si ricorda inoltre che l’art. 39.8 del Regolamento Edilizio Comunale (R.E.C.) vigente - come risultante a seguito dell’ultimo aggiornamento con deliberazione del Consiglio Comunale n. 30 del 31.07.2021 -  prevede che "in presenza di aree scoperte, private o condominiali, in sede di progetto per nuovo intervento, ristrutturazioni e risanamenti, dovrà essere prevista nel sottosuolo idonea vasca di raccolta delle acque meteoriche, con capacità non inferiore a 50 litri/mq di area scoperta, da utilizzarsi per finalità irrigue o altre finalità di uso domestico. Tali acque, non potabili, non potranno essere contaminate chimicamente con solventi, diluenti o altri materiali inquinanti non degradabili. L’impianto di raccolta dovrà essere dotato di apposito “troppo pieno” per lo scarico nel suolo delle quantità in eccedenza”.

Gli effetti meteorologici allarmanti che stanno interessando anche il nostro paese, mostrano che le previsioni dell'arrivo di importanti cambiamenti climatici, avversate o minimizzate in passato, stanno invece, purtroppo, cominciando a manifestarsi con preoccupante puntualità. Abbiamo trattato l'acqua come se tale risorsa fosse illimitata e gratuita. Oggi ci accorgiamo che le falde acquifere non sono inesauribili, ad esempio l'acqua prelevabile dai pozzi artesiani è sempre di meno. Ma l'acqua non serve solo per i pochi usi che possono venire in mente ad un'analisi sommaria. L'acqua serve a molto di più: "lavare" od "innaffiare". Prima di tutto l'acqua mantiene il ciclo naturale necessario alla nostra vita. L'acqua è necessaria per mantenere in vita le piante, che con l’aiuto dell’energia solare, trasformano l’acqua e la CO2. Con questo processo, la fotosintesi, si crea l’ossigeno, essenziale per la vita, che tutti, uomini, piante e animali, respirano, ed utilizzano per il proprio metabolismo, che non è che un altro ciclo dell’acqua, questa volta biologico, senza il quale la vita è impensabile.

Ma la pioggia non serve solo a questo. L’acqua delle nuvole è l’acqua più pura che ci sia. Ma quando cade sulla terra sotto forma di pioggia, neve o altro, l’acqua piovana pulisce l’atmosfera da tutto quello che vi è presente: un litro di pioggia può pulire più di 300.000 litri d’aria. Le precipitazioni si arricchiscono con i gas di scarico che l’uomo disperde nell’aria, e questi, insieme ad altri inquinanti, rendono acida l’acqua. Tutte le sostanze inquinanti dovrebbero essere eliminate alla fonte, perché una volta che le precipitazioni abbiano contaminato l’acqua e il suolo, l’intervento di depurazione è molto più difficile.
Va inoltre considerato quanta acqua sia necessaria per la preparazione dei beni di consumo. Nessun prodotto può essere fabbricato senza acqua: per un litro di birra servono 15 litri d’acqua, per 1 kg di carta fino a 100 litri d’acqua e per 1 kg di plastica fino a 500 litri. L'Italia è ai primi posti tra i paesi europei con riferimento alla domanda complessiva di acqua. Rispetto ad una media dei paesi dell'UE di 604 metri cubi per abitante all'anno, il nostro Paese registra un valore stimato intorno ai 908 metri cubi per abitante all'anno. Più di noi solo l'Olanda.
L'acqua è preziosa, ed inizia davvero a scarseggiare.
 
grafico consumo acqua


Per modificare questa situazione saranno necessari dei cambiamenti, a livello politico-economico, sul modo di intendere lo sviluppo e sulle ricadute di quest'ultimo sull'equilibrio ecologico del pianeta. Dal punto di vista pratico, invece, servono immediate risposte su come affrontare le emergenze dell'oggi e dell'immediato futuro.

Il recupero dell'acqua piovana.
Occorre che, da un lato, una serie di misure entrino a far parte della prassi progettuale dei tecnici, dall'altro lato serve che gli utenti assumano nuovi comportamenti nell'uso della risorsa acqua. Tra i sistemi in grado di offrire un immediato contributo alla soluzione del problema acqua (spreco, scarsità, crescenti costi dell'approvvigionamento) vi sono quelli basati sul recupero e riciclaggio delle acque piovane (o acque meteoriche). Si tratta di impianti modulari, anche molto evoluti (spesso di fabbricazione tedesca), che l'aumento dei prezzi dell'acqua potabile ha reso sicuri e di elevata convenienza economica.

Gli utilizzi tipici dell'acqua così ottenuta sono:

Usi esterni:
• annaffiatura delle aree verdi pubbliche o condominiali;
• lavaggio delle aree pavimentate;
• autolavaggi, intesi come attività economica;
• usi tecnologici e alimentazione delle reti antincendio.

Usi interni:
• alimentazione delle cassette di scarico dei w.c.;
• alimentazione di lavatrici (se a ciò predisposte);
• distribuzione idrica per piani interrati e lavaggio auto;
• usi tecnologici vari, come ad esempio, sistemi di climatizzazione passiva/attiva.

Economicamente il vantaggio è evidente, trattandosi di una risorsa gratuita.
L'acqua piovana, inoltre, non contiene calcare né cloro ed è ottima nei seguenti impieghi:
• per le pulizie, grazie all'impiego di acqua meno calcarea, si riduce l'impiego di detersivo.
• l'assenza di calcare mantiene pulite le parti interne degli elettrodomestici, diminuendo usura e consumo di elettricità.
• per gli scarichi del w.c., dove non si ha la formazione di calcare.
• per il giardinaggio, l'assenza di cloro è benefica per la flora batterica del terreno e per le piante stesse.

Come si accennava sopra, l'acqua piovana non è potabile.
Le fonti dei contaminanti presenti possono essere:
• sostanze presenti in atmosfera e che verranno raccolte dall'acqua (ricordare il fenomeno delle "piogge acide");
• sostanze rilasciate dai materiali che compongono i sistemi di raccolta e di stoccaggio delle acque;
• sostanze presenti sulle coperture e sulle superfici destinate alla raccolta della pioggia (foglie, fango, etc.);
• parassiti, batteri e virus derivati dalle escrezioni di uccelli ed animali che hanno accesso alla copertura e alle superfici di raccolta.

Escludendo l'uso potabile, non vi sono problemi di sorta relativamente agli impieghi su elencati.

Come funziona un impianto di raccolta dell’acqua piovana?
Mediante dei filtri l’acqua viene liberata dalle impurità, foglie e sabbia, rimanendo sempre chiara, fresca e inodore. Ovvio che l'acqua piovana non diventerà potabile, non la si dovrà mai utilizzare a scopo alimentare o per l'igiene personale.
Un impianto è tipicamente composto da:
- un serbatoio (interrato o meno, ad esempio in cantina);
- un sistema filtrante;
- una centralina di controllo;
- una pompa;
- accessori eventuali.

impianto raccolta acqua piovana

Un sistema tipo è questo:
1) L'acqua viene raccolta dallo scarico delle grondaie, direttamente o tramite una pompa immersa nel pozzetto di raccolta, e convogliata verso un filtro che ha la funzione di separare l'acqua dalla sporcizia più grossolana.
2) L'acqua e incanalata all'interno del serbatoio tramite una tubazione la cui parte finale è rivolta verso l'alto, allo scopo di non smuovere gli eventuali sedimenti sul fondo del serbatoio.
3) L'aspirazione successiva dell'acqua all'interno del serbatoio, avviene a qualche centimetro sotto il livello dell'acqua tramite un tubo flessibile con galleggiante, posto all'interno del serbatoio in modo da pescare l'acqua più pulita.
4) Una centralina elettronica, controlla una pompa di mandata e l'intero sistema. La centralina ha inoltre il compito di comandare l'afflusso dell'acqua potabile quando si esaurisce la riserva d'acqua piovana nel serbatoio.
Un altro modo semplicissimo di raccogliere l’acqua piovana per irrigare il giardino, è quello di inserire nel pluviale discendente, a circa 1,5 m da terra, una derivazione o travasatore, che può così deviare l’acqua in bidoni di plastica sottostanti.
Le condizioni ideali per la conservazione dell'acqua sono: ambiente ossigenato, temperatura fresca e assenza di luce.
L'ossigeno favorisce la proliferazione di batteri utili che decompongono, mineralizzandola, la sedimentazione sul fondo del serbatoio, e mantengono l'acqua più pura.
L'assenza di luce inoltre non favorisce la formazione di alghe.

I componenti caratteristici di un impianto per il recupero dell'acqua piovana.
- Deviatore: Il deviatore serve a separare le acque di prima pioggia (generalmente più cariche di sostanze inquinanti) da quelle destinate allo stoccaggio. Spesso ha funzionamento manuale, e in pratica si tratta di un accessorio composto da un portello incernierato alla tubazione: in posizione verticale il portello non ostacola il normale deflusso dell’acqua piovana entro il pluviale, mentre quando viene abbassato la sua particolare conformazione ostruisce la sezione del pluviale provocando la fuoriuscita del liquido attraverso un apertura. Il dispositivo può essere utilizzato sia a scopo di raccolta e stoccaggio, che a scopo di smaltimento.
- Filtro: Il filtro serve ad evitare l’immissione nel serbatoio dei corpi estranei raccolti dall’acqua piovana sul suo percorso. Può essere di diversi tipi:
a) Filtro integrato al pluviale. E' inserito sulla tubazione del pluviale mediante taglio e asportazione di un breve tratto dello stesso. E’ costituito da un involucro esterno e da un elemento di intercettazione interno, in genere una griglia metallica con fori di diametro anche ai 2 decimi di millimetro. La porzione d’acqua che penetra attraverso il filtro è inviata allo stoccaggio, mentre i residui solidi intercettati vengono convogliati dalla restante acqua verso il sistema di smaltimento.
b) Filtro centrifugo. E' generalmente interrato, ed è composto da una camera filtrante accessibile mediante un’apertura superiore dotata di coperchio. Sfrutta la velocità in ingresso dell’acqua, immessa tangenzialmente, separando i residui solidi una griglia periferica sulla quale viene diretto il liquido in entrata. La manutenzione del filtro si compie accedendo dal chiusino ed effettuando una pulizia o mediante spazzolatura, oppure estraendo il filtro e lavandolo con acqua corrente.
c) Filtro a camere. E’ un contenitore da interrare poco più grande di un comune pozzetto per pluviali dotato di coperchio per l’accesso. L’uso è limitato alla sola intercettazione di sporco grossolano (foglie, detriti e similari). L’interno del pozzetto è suddiviso in 2 o 3 camere, caricate con ghiaia di granulometria decrescente nel senso di scorrimento delle acque. Le sostanze sospese rimangono intrappolate nel materiale filtrante (che può essere anche racchiuso in involucri di tessuto-non tessuto). In caso di ostruzione del filtro o di afflussi eccessivi d’acqua un "troppo pieno" smaltisce l’eccesso di liquido. Le operazioni di manutenzione consistono nel lavaggio (o nella sostituzione) del materiale filtrante in acqua corrente.
d) Filtro autopulente. Provvede alla cattura del materiale indesiderato mediante filtri in tessuto e funziona a caduta. In pratica l’acqua, passando sul filtro, cade per la maggior parte nella zona sottostante, mentre la parte restante, impedita a filtrare dalla presenza stessa degli eventuali residui, agisce su questi ultimi trascinandoli verso lo scarico.
- Serbatoio: Il serbatoio rappresenta il cuore dell’intero sistema di recupero dell’acqua piovana. La scelta del tipo da adottare dipende da vari fattori:
a) Posizione. La posizione influisce sul sistema di distribuzione (con o senza pompa) e sugli utilizzi (solo per annaffiature, etc.), sui costi di installazione e manutenzione, sulla forma (compatta per interno, resistente per interramento) e sui materiali impiegati.
Il serbatoio può essere: fuori terra, all’interno (cantina, garage, etc.) e interrato:
- fuori terra: generalmente per acqua destinata ad annaffiature (giardino, etc.) o a lavaggi e simili.
- interno all’edificio: in locali a livello suolo o interrati (autorimesse, cantine, etc.); la scelta di solito è motivata dalla facilità di installazione, dalla indisponibilità di spazi all’aperto, da difficoltà per l’interramento (terreno roccioso, falde superficiali, ecc.).
- interrato: pur essendo più costosa a causa dello scavo necessario, elimina dalla vista la sagoma del serbatoio stesso, e consente l’installazione di manufatti anche di grande  capienza. La sequenza di posa in opera prevede:
1) scavo (alla distanza di almeno un metro da murature e altre opere di fondazione);
2) formazione di un letto di sabbia, oppure di una soletta in calcestruzzo dello spessore minimo di 10 cm. (in caso di possibile presenza di acqua nel terreno, occorre  ancorare il serbatoio ad una soletta di zavorra per evitare che questi posso "venire a galla" nel terreno, nel caso fosse semivuoto!);
3) riempimento del serbatoio con acqua e contemporaneo riempimento con sabbia saturata d’acqua del volume di scavo residuo;
4) installazione delle tubazioni di collegamento con le altre componenti dell’impianto;
5) completamento dell’interramento e, nel caso la superficie della zona di interramento del serbatoio sia interessata dal transito di veicoli, realizzare una soletta in  calcestruzzo per la ripartizione dei carichi.
b) Capienza. Le dimensioni variano in genere da 1000 a 10.000 litri. Il dimensionamento è legato alla attenta valutazione delle caratteristiche ambientali (piovosità locale, dimensioni e tipo delle superfici di raccolta, ecc.) e alle prestazioni richieste (fabbisogno, etc.).
c) Forma: Generalmente cilindrica con asse in senso orizzontale o verticale.
d) Materiale. I serbatoi sono realizzati in materiali compatibili con le normative. Generalmente in vetroresina o in polietilene.
La manutenzione necessaria, consiste nel controllo visivo e olfattivo dell’acqua accumulata e nel controllo della chiusura dei pozzetti di accesso. Va inoltre effettuata un pulizia interna almeno ogni 5/10 anni.
- Tubo di immissione (tubo di calma). E' dotato di un raccordo terminale interno inferiore curvato a 180°, che consente l’immissione dal basso delle acque piovane in modo da non creare turbolenze che potrebbero mettere in sospensione eventuali stratificazioni galleggianti in superficie oppure di sabbie e fanghi depositati sul fondo del serbatoio.
- Tubo di scarico. A forma di sifone, evita il riflusso di odori sgradevoli provenienti dal sistema di smaltimento. E' a quota uguale o inferiore a quella di immissione.
- Valvola di non ritorno. Evita la contaminazione delle acque stoccate nel serbatoio, impedendo il riflusso di acque provenienti dal sistema di smaltimento. Normalmente è corredata da filtro a grata che blocca l’accesso al serbatoio e alle altre componenti a monte di esso ad animali e insetti che potrebbero risalire dallo scarico.

Va ricordato sempre di non trascurare di proteggere adeguatamente le vasche di raccolta dell'acqua piovana per non innescare fenomeni di proliferazione di zanzare.

(Lunedì 9 Luglio 2012 - ultimo aggiornamento venerdì 20 Maggio 2022)

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